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CBAM 2026: 6 errori operativi che stanno bloccando import UE (e come risolverli subito)

2026-03-03 17:26

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CBAM 2026: 6 errori operativi che stanno bloccando import UE (e come risolverli subito)

CBAM 2026 regime definitivo: errori operativi, default values, clausole contrattuali e status authorised declarant per importatori UE.

CBAM 2026: 6 errori operativi che stanno bloccando import UE (e come risolverli subito)

 

Dopo i primi mesi di regime definitivo del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), molte aziende europee stanno scoprendo che la vera difficoltà non è comprendere la normativa, ma gestire correttamente l’operatività quotidiana lungo la supply chain. Dopo la transizione e i primi mesi di regime definitivo, emergono errori ricorrenti che coinvolgono sia importatori UE sia fornitori extra-UE.

Questi errori non sono solo tecnici: possono tradursi in costi più elevati, utilizzo di valori standard penalizzanti e rischi di non conformità quando il sistema entrerà a regime nel 2026.

Di seguito analizziamo i problemi più frequenti e le soluzioni concrete per affrontarli in anticipo.

 

1. Dati emissioni incompleti o non utilizzabili

Uno degli errori più diffusi riguarda la raccolta dei dati sulle emissioni incorporate. Molti importatori ricevono informazioni aggregate a livello aziendale, mentre la metodologia CBAM richiede dati specifici per impianto produttivo e per processo.

Tra i problemi più comuni:

  • valori medi di settore invece di dati reali;
  • mancanza di distinzione tra emissioni dirette e indirette;
  • documentazione tecnica insufficiente a supporto dei numeri dichiarati.

Come evitarlo

  • Richiedere ai fornitori template strutturati fin dall’inizio.
  • Inserire nei contratti l’obbligo di fornire dati sulle emissioni a livello di impianto produttivo e processo.
  • Verificare la coerenza tra emissioni dichiarate e processo produttivo utilizzato.

 

2. Disallineamento tra dati CBAM e documenti logistici

Un altro errore operativo frequente è la mancata integrazione tra informazioni CBAM e documentazione commerciale o doganale.

Succede spesso che:

  • le quantità utilizzate per il report CBAM non coincidano con fatture o packing list;
  • il codice NC utilizzato nella dichiarazione doganale non venga collegato correttamente al prodotto CBAM;
  • dati forniti dal supplier non siano aggiornati rispetto alle spedizioni effettive.

Questo crea incoerenze che possono emergere durante controlli o audit futuri.

Come evitarlo

  • Collegare i flussi informativi CBAM alle importazioni reali.
  • Coinvolgere ufficio acquisti, logistica e compliance nello stesso processo.
  • Utilizzare checklist interne per verificare l’allineamento documentale.

 

3. Uso eccessivo dei valori standard

Dal 2026, l’utilizzo dei default values può comportare un’esposizione economica superiore rispetto all’uso di dati sulle emissioni effettive, debitamente verificati da terza parte accreditata.

I valori standard non riflettono necessariamente l’effettiva impronta carbonica del prodotto e spesso risultano più penalizzanti rispetto ai dati reali verificati.

Come evitarlo

  • Avviare subito un dialogo strutturato con i fornitori.
  • Pianificare la raccolta dei dati actual verificati prima della fase definitiva.
  • Valutare l’impatto economico dell’utilizzo continuativo dei default values.

 

4. Mancanza di clausole contrattuali specifiche CBAM

Molti contratti di fornitura internazionale non prevedono ancora obblighi chiari relativi ai dati ambientali. Questo espone l’importatore a rischi operativi e finanziari.

Tra le criticità più comuni:

  • assenza di responsabilità del fornitore per dati incompleti;
  • nessun obbligo di aggiornamento in caso di cambiamento del processo produttivo;
  • mancanza di meccanismi di revisione prezzo legati alle emissioni.

Come evitarlo

  • Integrare clausole CBAM nei nuovi contratti.
  • Definire responsabilità e tempi di aggiornamento delle informazioni.
  • Prevedere Supplier Declaration periodiche.

 

5. Sottovalutare il coordinamento interno

Il CBAM non riguarda solo la sostenibilità o la dogana: richiede una collaborazione continua tra più funzioni aziendali. Uno degli errori più comuni è trattarlo come un adempimento isolato.

Le aziende più preparate stanno già creando processi trasversali tra:

  • procurement,
  • logistica,
  • ufficio legale,
  • trade compliance,
  • fornitori esterni.

Come evitarlo

  • Definire un referente interno CBAM.
  • Creare procedure condivise tra i reparti.
  • Monitorare periodicamente lo stato di preparazione della supply chain.

 

Guardare oltre la conformità: il CBAM come leva strategica

Gli errori operativi osservati durante la fase transitoria mostrano che il CBAM non è solo una nuova dichiarazione da compilare, ma un cambiamento strutturale nella gestione delle importazioni.

Le aziende che stanno già lavorando su dati verificabili, integrazione documentale e revisione contrattuale stanno trasformando un obbligo normativo in un vantaggio competitivo. Prepararsi oggi significa ridurre l’incertezza sui costi futuri e rafforzare la resilienza della supply chain internazionale.

 

6. Mancata o tardiva richiesta dello status di authorised CBAM declarant

Dal 1° gennaio 2026, l’importazione di beni soggetti a CBAM è consentita solo agli authorised CBAM declarants, salvo limitate esenzioni per piccoli volumi.

Molti operatori stanno sottovalutando l’impatto operativo di questo requisito.

In assenza di autorizzazione valida, le autorità doganali possono sospendere o rifiutare l’immissione in libera pratica delle merci.

Come evitarlo:

• Presentare tempestivamente la domanda tramite il CBAM Registry (Authorisation Management Module – AMM).
• Verificare la validità dell’EORI.
• Dimostrare capacità finanziaria e operativa adeguata.
• Coordinarsi con il customs representative (in caso di rappresentanza indiretta).

 

Conclusioni

Avvicinandosi al 2026, la differenza tra aziende preparate e aziende in ritardo non dipenderà dalla conoscenza teorica della normativa, ma dalla capacità di gestire correttamente i processi operativi.

Evitare gli errori più comuni — dalla raccolta dati incompleta al mancato coordinamento interno — permette di affrontare la fase definitiva del CBAM con maggiore controllo e minori rischi.

Per le importazioni effettuate nel 2026, la dichiarazione annuale dovrà essere presentata entro il 31 maggio 2027 e i certificati CBAM dovranno essere restituiti entro il 31 agosto 2027.

Il momento per intervenire non è quando la normativa entrerà pienamente in vigore, ma adesso, mentre c’è ancora spazio per adattare contratti, processi e relazioni con i fornitori extra-UE.