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Certificati CBAM: cosa sono, come funzionano e perché incidono sui costi di importazione

2026-02-17 09:53

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Dal 2026 il CBAM non è più solo un obbligo dichiarativo.Diventa un meccanismo economico che incide direttamente sul costo delle importazioni.

 

 

 

Certificati CBAM: cosa sono, come funzionano e perché incidono sui costi di importazione

 

 

 

Dal 2026 il CBAM non è più solo un obbligo dichiarativo.

Diventa un meccanismo economico che incide direttamente sul costo delle importazioni.

 

Il cuore del sistema sono i certificati CBAM. Comprenderli è fondamentale per capire quanto il CBAM pesa davvero sul business.

 

Cosa sono i certificati CBAM

I certificati CBAM rappresentano il costo delle emissioni di CO₂ incorporate nelle merci importate nell’Unione Europea.

Ogni certificato corrisponde a una tonnellata di CO₂ e il prezzo segue l’andamento del sistema EU ETS.

Non si tratta di una tassa fissa, ma di un meccanismo di adeguamento carbonico.

 

Quando si acquistano i certificati

Per le importazioni del 2026, i certificati saranno acquistabili a partire da febbraio 2027.

La restituzione avverrà con la prima dichiarazione CBAM entro il 30 settembre 2027.

Durante il 2026 le aziende devono raccogliere dati, stimare il fabbisogno e preparare la pianificazione economica.

 

Come si determina il fabbisogno di certificati

Il numero di certificati dipende da tre fattori principali:

- quantità importata

- intensità carbonica del prodotto

- metodo di calcolo utilizzato

 

Se il fornitore fornisce dati verificabili (Scope 1 e Scope 2), si utilizzano valori reali.

In assenza di dati affidabili si applicano valori default generalmente più penalizzanti.

 

La scelta del metodo non è irrilevante.

I valori default si basano sui 10 principali Paesi esportatori per ciascuna

merce e tendono a essere più conservativi (quindi più alti).

 

I dati reali richiedono:

- verifica da parte di un ente accreditato

- collaborazione attiva del fornitore

- costi di verifica

 

Ma spesso portano a un fabbisogno di certificati inferiore, con risparmio economico diretto.

 

Elemento di flessibilità

I certificati acquistati in eccesso possono essere riacquistati dalla Commissione UE entro il 31 ottobre, entro i limiti previsti dalla normativa vigente.

 

Perché i certificati incidono sui costi

Il prezzo dei certificati segue il mercato europeo della CO₂.

Questo introduce una nuova variabile economica nelle importazioni:

il costo non dipende solo dal prezzo del prodotto, ma anche da come e dove viene prodotto.

 

Di fatto, il CBAM introduce una nuova voce strutturale nel conto economico: il costo della CO₂ incorporata nelle importazioni.

 

Un esempio concreto

 

Ipotizziamo un importatore che nel 2026 acquista:

- 100 tonnellate di acciaio

- Intensità carbonica dichiarata: 2 tonnellate CO₂/tonnellata prodotto

- Emissioni totali incorporate: 200 tonnellate CO₂

 

Certificati necessari: 200 certificati CBAM

 

Se il prezzo medio ETS 2026 fosse 80€/certificato (Valore ETS indicativo a fini illustrativi.):

Costo CBAM stimato: 16.000

Il costo reale dipenderà dal prezzo ETS medio trimestrale pubblicato dalla Commissione Europea.

 

Questo costo:

- non esisteva prima del CBAM

- è variabile (segue il mercato ETS)

- può essere ridotto se il fornitore ha già pagato carbon tax nel paese d'origine

 

 

Impatto operativo dal 2027

Dal 2027 in poi sarà necessario monitorare in modo continuativo la disponibilità di certificati CBAM nel registro, con impatti diretti sulla pianificazione finanziaria e sulla gestione della liquidità.

 

Soglia di esenzione

Le aziende che importano meno di 50 tonnellate annue di alcune merci CBAM (acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti) possono rientrare nell’esenzione de minimis.

La soglia non si applica a elettricità e idrogeno.

 

Impatto strategico

Il CBAM trasforma il carbonio in una vera variabile industriale.

Due fornitori con lo stesso prezzo possono generare costi CBAM molto diversi.

Diventa quindi centrale valutare l’impronta carbonica nella scelta delle supply chain.

 

Cosa fare nel 2026

 

Il 2026 non è un anno di attesa, ma di preparazione attiva:

 

1. Mappare i fornitori

   Quali sono in grado di fornire dati verificati?

  

2. Stimare i costi

   Simulare l'impatto economico su base trimestrale

  

3. Negoziare clausole contrattuali

   Chi si assume il rischio di variazione del prezzo ETS?

  

4. Formare i team interni

   Finance, procurement, import devono lavorare insieme

 

Chi struttura oggi dati, fornitori e pianificazione finanziaria arriverà al 2027 con un vantaggio competitivo reale.

 

Il CBAM non introduce solo nuovi obblighi, ma cambia il modo in cui le aziende valutano fornitori, margini e strategie di approvvigionamento.

 

Conclusione

I certificati CBAM non sono un dettaglio tecnico.

Rappresentano il meccanismo con cui l’Unione Europea integra il costo del carbonio nelle importazioni.

Dal 2026 in poi, il carbonio entra nei conti economici e diventa una leva strategica per la competitività.

 

Nel prossimo articolo:

CBAM e supply chain — come cambiano i contratti con i fornitori extra-UE.